BIMI, il futuro della deliverability per le mail aziendali

BIMI: cos’è, come funziona e perché migliora deliverability, sicurezza e riconoscibilità del brand nelle email
BIMI è uno standard di sicurezza email che consente ad alcuni provider di posta di mostrare il logo verificato del brand accanto al mittente, aumentando fiducia e aiutando a ridurre phishing e spoofing.
Non è una tattica creativa: funziona quando SPF, DKIM e DMARC sono configurati correttamente.
Nel panorama digitale odierno la posta elettronica rimane uno dei canali di comunicazione più efficaci per le aziende, sia per informare sia per convertire. Ogni giorno, infatti, vengono inviate centinaia di miliardi di email nel mondo e, nonostante l’aumento dei touchpoint, l’email continua a essere uno dei canali con il miglior ritorno sull’investimento quando è supportata da una buona strategia di dati, contenuti e deliverability.
La mail, oltre che strumento di comunicazione, rimane anche il canale di marketing che produce i migliori risultati. Secondo diversi report e benchmark internazionali, l’email marketing è spesso tra i primi canali per ROI grazie a costi relativamente contenuti, possibilità di segmentazione e automazione e forte controllo sui messaggi.

Tuttavia, con l’aumento del volume di email inviate ogni giorno, la deliverability è diventata una sfida sempre più importante. Le aziende che non adottano le giuste strategie rischiano di vedere le loro email finire nelle caselle di spam o addirittura bloccate dai provider di posta elettronica, soprattutto in un contesto in cui i criteri anti-abuso sono più severi e la sicurezza è una priorità sia per i provider sia per gli utenti.
Ecco dove entra in gioco BIMI (Brand Indicators for Message Identification). BIMI è un protocollo di autenticazione email che aiuta i mittenti a migliorare la deliverability della posta elettronica e, allo stesso tempo, a rendere più riconoscibile e affidabile il mittente. In parole semplici, BIMI consente ai mittenti di pubblicare informazioni verificate sulla propria reputazione email, il che aiuta i provider di posta elettronica a identificare e recapitare le loro email nelle caselle di posta in arrivo degli utenti, anziché nelle cartelle spam, e a mostrare il logo del brand accanto al mittente nei client supportati.
Questo articolo risponde alle domande più comuni su BIMI: a cosa serve, quando conviene implementarlo, quali prerequisiti tecnici richiede e che impatto reale ha su deliverability e sicurezza email.
Perché le aziende dovrebbero implementare BIMI?
Esistono numerosi motivi per cui le aziende dovrebbero implementare BIMI, soprattutto se inviano comunicazioni commerciali, transazionali o informative su volumi significativi e vogliono proteggere il proprio dominio e il proprio brand.
- Aumenta la deliverability email: BIMI aiuta a garantire che le tue email raggiungano le caselle di posta in arrivo dei tuoi destinatari, aumentando così le possibilità che le vedano e le aprano e riducendo drasticamente la possibilità che finiscano in spam.
- Migliora il riconoscimento del marchio: BIMI consente di visualizzare il logo aziendale verificato accanto al campo “Mittente” nelle email, aumentando riconoscibilità e fiducia, due leve che incidono anche sulle performance delle campagne.
- Protegge da phishing e spoofing: BIMI lavora in sinergia con SPF, DKIM e soprattutto DMARC per ridurre la possibilità che qualcuno invii email fingendosi il tuo dominio, rendendo più difficile per i truffatori imitare la tua identità.
- Migliora le metriche di email marketing: in molti casi BIMI contribuisce a migliorare tassi di apertura, click-through e conversioni, perché aumenta fiducia e riconoscibilità prima ancora che l’utente legga l’oggetto o il contenuto.

In sintesi: BIMI non è una tattica di marketing, ma una leva di sicurezza e reputazione che rafforza la fiducia nel mittente prima ancora dell’apertura dell’email.
Chi supporta BIMI?
BIMI è un protocollo relativamente nuovo rispetto ad altri standard email, ma è già supportato o gestito da diversi attori rilevanti dell’ecosistema email.
Il supporto BIMI cambia nel tempo e dipende da policy e requisiti (es. VMC):
per questo conta più avere autenticazione e reputazione solide che inseguire “l’elenco dei client”.
Il supporto può variare in base a client, provider, requisiti di certificazione e politiche di sicurezza, quindi è sempre consigliabile verificare caso per caso, ma questi sono tra i nomi più citati nei contesti di implementazione e testing:
- Gmail / Google Workspace
- Outlook / Microsoft 365 (in base a policy e condizioni del tenant)
- Yahoo Mail
- Apple Mail (supporto e modalità possono variare in base a versioni e policy del provider sottostante)
- Amazon SES (come infrastruttura di invio, lato mittente)
- Mailchimp (come ESP, lato invio e autenticazioni)
- SendGrid (come ESP, lato invio e autenticazioni)
L’elenco dei provider e delle condizioni di supporto evolve nel tempo, quindi l’approccio migliore è: implementare correttamente autenticazione e BIMI, poi validare con strumenti di test e monitorare i client effettivamente usati dal proprio pubblico.
Come implementare BIMI
L’implementazione di BIMI è un processo relativamente semplice come concetto, ma richiede che la base di autenticazione email sia solida e che alcune condizioni (anche legali e di certificazione) siano rispettate. Se vuoi che BIMI funzioni davvero, il punto non è “mettere un record”, ma arrivare a DMARC in enforcement e, quando richiesto, al certificato VMC per la visualizzazione del logo nei client più importanti.
Prerequisiti tecnici: SPF, DKIM e DMARC (in enforcement)
Prima di BIMI devi avere una configurazione corretta di SPF e DKIM sul dominio di invio e, soprattutto, un record DMARC in modalità enforcement. In pratica significa che DMARC deve avere policy p=quarantine o p=reject, perché senza enforcement molti provider non considerano BIMI affidabile o non lo attivano. Questo passaggio è anche quello che più riduce spoofing e phishing sul tuo dominio, perché rende “non consegnabili” le email che fingono di essere inviate da te ma non rispettano SPF/DKIM alignment.
Se hai paura di passare a enforcement, la best practice è farlo per step: prima p=none per raccogliere report, poi p=quarantine con percentuali graduali, infine p=reject quando sei certo che tutti i flussi di invio (CRM, newsletter, fatture, ticketing, sistemi transazionali) siano autenticati e allineati.
Step 1: creare e preparare il logo BIMI (SVG)
Il logo per BIMI deve essere in formato SVG e rispettare requisiti tecnici specifici (li trovi in dettaglio nella sezione successiva). In sintesi: niente elementi esterni, niente script, niente animazioni, preferibilmente forme pulite e compatibili con la resa in piccoli formati. Il logo è un asset di sicurezza e riconoscibilità: deve essere coerente con il brand e verificabile.
Step 2: ottenere il certificato VMC (quando necessario per mostrare il logo)
La parte complessa, e spesso costosa, è la verifica del dominio e del logo tramite un certificato VMC. Il VMC è un certificato digitale che “lega” il logo registrato al brand e al dominio, in modo verificabile dai provider che lo richiedono. In molti scenari, senza VMC il logo non viene mostrato, oppure viene mostrato in modo non garantito; con VMC la probabilità di visualizzazione aumenta e l’affidabilità percepita migliora.
Step 3: pubblicare il record DNS BIMI
Una volta che hai logo e (se richiesto) VMC, devi pubblicare un record DNS BIMI che in genere vive su un nome dedicato come _bimi.dominio.ext. Il record punta al logo SVG e al certificato VMC (se presente). L’obiettivo è rendere accessibili ai provider le informazioni necessarie per validare e mostrare l’indicatore di brand.
Step 4: verificare, testare, monitorare nel tempo
BIMI non aggiusta liste, contenuti o reputazione: rende più forte un sistema già sano.
Monitorare DMARC report, inbox placement e complaint rate resta parte del lavoro.
Dopo la pubblicazione è fondamentale monitorare i risultati e la deliverability: inbox placement, open rate, segnalazioni, bounce, spam complaint, report DMARC e trend reputazionali. BIMI non è una “bacchetta magica”: funziona quando la filiera di autenticazione e reputazione è sana e quando i contenuti email rispettano best practice (liste pulite, segmentazione, frequenza sensata, contenuti non spammy).
Nel contesto europeo, dove il GDPR e le normative sulla protezione dei dati
sono centrali, BIMI assume un valore strategico: rafforza sicurezza e fiducia senza ricorrere a pratiche di tracciamento invasive.
BIMI con VMC vs senza VMC
Per chiarire le differenze operative tra un’implementazione completa (con VMC) e una più “base”, ecco una tabella di confronto. Usa questa tabella anche internamente per spiegare a marketing, IT e direzione perché BIMI è un progetto di sicurezza e reputazione, non solo un dettaglio grafico.
| Elemento | Senza VMC | Con VMC |
|---|---|---|
| Logo accanto al mittente | Possibile ma non garantito, dipende da client e policy | Più probabile e coerente nei client che lo richiedono |
| Requisiti di sicurezza | DMARC in enforcement consigliato o richiesto | DMARC in enforcement obbligatorio nella pratica |
| Impatto sulla fiducia | Migliora, ma meno “forte” lato verifica logo | Più alto: logo certificato e percezione di autenticità |
| Protezione phishing e spoofing | Buona se DMARC è configurato correttamente | Molto buona, con indicatore visivo + enforcement |
| Costo e complessità | Più basso, ma con risultati non sempre visibili | Più alto: certificazione e requisiti brand/legali |
Verificare il tuo dominio
La parte complessa, e costosa, è la verifica del dominio: infatti per farlo serve quello che si chiama VMC.
Un VMC Certificate file (Certificato del Marchio Verificato) è un tipo speciale di certificato digitale che consente alle aziende di certificare il logo registrato della propria azienda.
Per ottenere un certificato VMC, è necessario soddisfare i seguenti prerequisiti:
- Avere un record DMARC completo per il dominio. Il DMARC (Domain-based Message Authentication, Reporting and Conformance) è un protocollo di autenticazione email che aiuta a proteggere i domini da spoofing e phishing.
- Possedere un marchio registrato per il logo che si desidera visualizzare. Il logo deve essere registrato in un paese riconosciuto dal Certification Authority (CA) che emette il certificato VMC.
- Fornire un file logo in formato SVG che soddisfi i requisiti specifici. Il file logo deve essere in formato SVG e deve soddisfare determinati requisiti tecnici per essere visualizzato correttamente nei client di posta elettronica.
Il processo di ottenimento di un certificato VMC è in genere il seguente:
- Scegliere una Certification Authority (CA). Esistono diversi CA che emettono certificati VMC. È importante scegliere un CA affidabile e con una buona reputazione.
- Completare la domanda di certificato. La domanda di certificato richiederà informazioni sul dominio, sul logo e sull’azienda.
- Inviare la documentazione di supporto. Dovrai inviare la documentazione per dimostrare la proprietà del dominio, la registrazione del marchio e la conformità ai requisiti tecnici del logo.
- Verificare l’identità. Il CA verificherà la tua identità e la tua autorità per richiedere il certificato VMC.
- Pagare il certificato. Una volta completata la verifica, dovrai pagare il certificato. Il prezzo dipende dalla CA scelta. I prezzi, ancora alti, sono destinati a calare con l’avvento di nuove CA che possono emettere il certificato VMC.
- Installare il certificato. Il CA ti fornirà il certificato e le istruzioni su come installarlo e referenziarlo nel record BIMI.
Requisiti per il file SVG per il Certificato VMC
Per visualizzare correttamente il tuo logo aziendale verificato accanto al campo “Mittente” nelle caselle di posta dei clienti, il file SVG deve soddisfare requisiti tecnici precisi, perché deve essere sicuro, autocontenuto e renderizzabile in modo consistente.
Dimensioni:
- Le dimensioni del file SVG non devono superare i 32 kB.
- Il logo deve essere visualizzato all’interno di un quadrato con dimensioni minime di 96 x 96 pixel. Il logo può essere più grande, ma non deve superare i 300 x 300 pixel.
Formato:
- Il file SVG deve essere salvato in formato SVG 1.1 o successivo.
- Non utilizzare caratteri speciali nel nome del file o nelle tag SVG.
- Il file SVG non deve includere riferimenti o link esterni (ad eccezione degli spazi dei nomi XML specificati), script, animazioni o altri elementi interattivi, gradienti o trasparenze complesse.
Contenuto:
- Il logo deve essere rappresentato da un unico elemento
<path>o da un insieme di elementi<path>combinati. - Il colore del logo deve essere definito utilizzando valori esadecimali (#RRGGBB) o nomi di colori CSS.
- Non utilizzare sfocature, ombre o altri effetti complessi.
- Il logo deve essere posizionato al centro del quadrato minimo di 96 x 96 pixel.
Sfondo:
- Il logo deve essere posizionato su uno sfondo a tinta unita. Gli sfondi trasparenti potrebbero non essere visualizzati correttamente da tutti i client di posta elettronica.
In Europa, dove GDPR e responsabilità sul trattamento dati sono centrali, BIMI è coerente con un approccio
“security-first”: rafforza identità e fiducia del mittente senza introdurre nuove logiche di tracciamento.
BIMI, una cosa da fare
L’utilizzo di certificati VMC può essere un modo efficace per aumentare il riconoscimento del marchio, migliorare i tassi di apertura e click-through e proteggere la tua azienda da attacchi di phishing e spoofing. BIMI è infatti uno strumento potente che può aiutare le aziende a migliorare la deliverability della posta elettronica, aumentare il riconoscimento del marchio e proteggere da attacchi di phishing e spoofing. Se non stai già utilizzando BIMI, ha senso valutarlo oggi, soprattutto se invii volumi importanti o se il tuo dominio è un asset critico per vendite, customer care e comunicazioni transazionali.
BIMI funziona davvero solo quando autenticazione, reputazione del dominio e qualità dei contenuti email fanno parte di un unico sistema coerente.
HT&T è un reseller con personale certificato di Google Workspace, e conosce molto bene come implemetare BIMI su questa piattaforma.
Se vuoi saperne di più per implementazione su Google Workspace o per implementarlo in modo efficace nel tuo sistema (inclusi audit SPF/DKIM/DMARC, analisi flussi di invio e supporto VMC), contattaci.
FAQ – BIMI e sicurezza email
Di seguito trovi le risposte alle domande più frequenti su BIMI, VMC, deliverability e sicurezza email, pensate per chiarire dubbi tecnici e strategici.
Che cos’è BIMI e a cosa serve?
BIMI (Brand Indicators for Message Identification) è uno standard di sicurezza email che consente di visualizzare il logo ufficiale e verificato di un brand accanto alle email nella casella di posta. Serve a migliorare la fiducia degli utenti, la riconoscibilità del mittente e la sicurezza contro phishing e spoofing.
BIMI migliora davvero la deliverability delle email?
BIMI non aumenta direttamente la deliverability, ma agisce come segnale di fiducia. I domini che implementano correttamente DMARC, BIMI e VMC tendono ad avere una reputazione migliore e una minore probabilità di finire in spam, con effetti indiretti positivi sui tassi di recapito e apertura.
È possibile usare BIMI senza certificato VMC?
In teoria sì, ma nella pratica la visualizzazione del logo non è garantita. I principali provider, come Gmail e Apple Mail, richiedono un certificato VMC per mostrare stabilmente il logo del brand. Senza VMC, BIMI ha un impatto molto limitato.
Quali prerequisiti tecnici servono per implementare BIMI?
Per implementare BIMI è necessario avere SPF e DKIM correttamente configurati e un record DMARC attivo in modalità enforcement (p=quarantine o p=reject). Senza DMARC in enforcement, BIMI non viene considerato dai provider di posta.
Che cos’è un certificato VMC?
Il VMC (Verified Mark Certificate) è un certificato digitale che verifica la titolarità legale di un logo registrato. È emesso da Certification Authority riconosciute e consente ai provider email di mostrare il logo del brand in modo affidabile e sicuro.
BIMI è utile anche per PMI o solo per grandi aziende?
BIMI è particolarmente indicato per aziende strutturate e brand con volumi significativi di email. Per PMI con invii limitati può non essere prioritario, ma diventa strategico quando l’email è un canale chiave di marketing, CRM o comunicazione transazionale.
Quanto tempo serve per vedere risultati dopo l’implementazione di BIMI?
I primi effetti sono visibili dopo alcune settimane, una volta che i provider email recepiscono il record BIMI e il certificato VMC. I benefici reali emergono nel medio periodo, insieme al miglioramento della reputazione del dominio e delle metriche di engagement.
Bibliografia e risorse utili
Di seguito una selezione di fonti ufficiali e documentazione tecnica autorevole per approfondire BIMI, VMC, autenticazione email e deliverability. Le risorse includono standard di settore, linee guida dei principali provider e riferimenti utili per implementazioni enterprise.
BIMI Group – Official Website
Specifiche ufficiali del protocollo BIMI, aggiornamenti sullo standard e stato di adozione da parte dei provider email.
Google Workspace – BIMI e VMC
Guida tecnica di Google su requisiti DMARC, BIMI e visualizzazione del logo nei client Gmail.
Microsoft – BIMI support documentation
Documentazione ufficiale Microsoft sul supporto BIMI in Outlook e Microsoft 365.
Apple Mail – BIMI support
Linee guida Apple per la visualizzazione dei loghi BIMI nei client Mail.
Cloudflare – DMARC explained
Approfondimento tecnico su DMARC, prerequisito fondamentale per l’adozione di BIMI.
Entrust – Verified Mark Certificate (VMC)
Spiegazione dettagliata del certificato VMC, requisiti legali e processo di emissione.
DigiCert – VMC Certificates
Documentazione ufficiale su VMC, casi d’uso e requisiti per i brand.
M3AAWG – Messaging, Malware and Mobile Anti-Abuse Working Group
Best practice di settore su sicurezza email, reputazione del mittente e anti-abuse.
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