
Le recensioni false in Italia: rischi legali, reputazionali e cosa devono fare oggi le aziende
Le “recensioni positive a pagamento”: un boomerang per le aziende
Se le recensioni negative false rappresentano un danno oggettivo per chi le subisce, le recensioni positive costruite ad hoc possono rivelarsi un pericoloso boomerang per chi le commissiona. Quando un’azienda si affida a servizi che promettono pacchetti di giudizi entusiasti e profili con nomi e foto finti, non solo rischia di infrangere la legge sulla concorrenza sleale, ma anche di perdere credibilità qualora la pratica venga smascherata.
Oggi i consumatori sono sempre più attenti: molte persone riconoscono pattern sospetti, come recensioni molto simili tra loro pubblicate in un brevissimo arco di tempo, e in alcuni casi segnalano direttamente questi comportamenti alle piattaforme o sui social.
Inoltre, una reputazione “dopata” può generare aspettative irrealistiche nei clienti, i quali, sperimentando di persona un servizio lontano da quanto promesso, tenderanno poi a lasciare recensioni negative reali. L’effetto finale è un danno d’immagine ancora più grave, perché il pubblico percepisce un marchio che non solo offre un servizio non all’altezza, ma tenta anche di manipolare l’opinione altrui.
Da un punto di vista giuridico, la concorrenza sleale può costare caro: sanzioni pecuniarie, obblighi di rettifica e pubblicazione delle sentenze hanno un impatto diretto sia economico sia reputazionale. L’AGCM ha già multato più volte aziende ritenute colpevoli di aver creato o commissionato recensioni false, con importi che in alcuni casi hanno raggiunto decine o centinaia di migliaia di euro.

Aggiornamento normativo 2025: a che punto siamo oggi
Questo articolo è stato pubblicato originariamente a dicembre 2024, in una fase in cui una proposta di legge specifica sulle recensioni online era ancora in discussione. Nel corso del 2025 il tema è rimasto centrale nel dibattito istituzionale e regolatorio, con un rafforzamento dell’attenzione da parte delle autorità verso le pratiche di manipolazione della reputazione digitale.
Anche laddove il percorso legislativo non si sia tradotto in una norma unica e definitiva, il quadro regolatorio si è consolidato attraverso l’applicazione combinata del Codice del Consumo, delle direttive europee sulle pratiche commerciali scorrette e delle linee guida delle autorità competenti.
In altre parole, oggi per le aziende il problema non è più se le recensioni false siano un rischio, ma come prevenirle, gestirle correttamente e dimostrare nel tempo comportamenti trasparenti e verificabili.
Divieto di acquisto e vendita di recensioni e nuove regole per influencer e piattaforme
La proposta di legge discussa nel contesto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mirava a disciplinare in modo organico l’intero settore delle recensioni online, introducendo il divieto esplicito di acquistare o vendere recensioni. L’obiettivo era contrastare pratiche diffuse in settori come turismo, ristorazione, e-commerce e servizi.
Il testo prevedeva anche il divieto di incentivare recensioni tramite omaggi o regali, una pratica molto diffusa sui social e spesso assimilabile a pubblicità occulta. Inoltre, veniva introdotto il principio secondo cui una recensione può essere rilasciata solo da chi ha realmente usufruito del prodotto o servizio e entro un periodo temporale limitato dall’esperienza.
Un altro elemento rilevante riguarda il diritto dell’esercente di richiedere la rimozione di una recensione dimostrabilmente falsa, così da tutelare la propria reputazione digitale attraverso procedure più chiare e regolamentate.
Il quadro sanzionatorio ipotizzato resta comunque coerente con quello già previsto dal Codice del Consumo, con sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 10 milioni di euro nei casi più gravi, e con il coinvolgimento di AGCM e AGCOM nelle attività di vigilanza.
Recensioni false e piattaforme: Google, Trustpilot e responsabilità operative
Un elemento centrale nella gestione delle recensioni false riguarda il ruolo delle singole piattaforme e le profonde differenze tra i loro modelli di funzionamento. Non esiste infatti un’unica disciplina tecnica delle recensioni: piattaforme come :Google, TrustPilot, Feedaty ecc., e i principali marketplace adottano criteri differenti in termini di raccolta, verifica, pubblicazione e moderazione dei contenuti.
Nel caso di Google, le recensioni sono strettamente legate agli account utente e al comportamento complessivo del profilo, con sistemi automatici che analizzano pattern, frequenza e coerenza delle valutazioni. Trustpilot, invece, opera come piattaforma dedicata alle recensioni di servizi e aziende, basandosi su meccanismi di segnalazione, moderazione e verifica successiva, con regole specifiche per la rimozione dei contenuti ritenuti ingannevoli o non conformi.
I marketplace e le piattaforme di e-commerce tendono a vincolare la recensione all’acquisto effettivo, riducendo il rischio di commenti completamente inventati, ma senza eliminarlo del tutto. In tutti i casi, la presenza di recensioni false può avere effetti diversi: dalla semplice perdita di affidabilità fino a conseguenze dirette sulla visibilità, sul ranking interno o sulla reputazione complessiva del brand.
Per le aziende questo significa che la gestione delle recensioni non può essere improvvisata né delegata a interventi reattivi. È necessario conoscere le logiche delle singole piattaforme, sapere quando una segnalazione è efficace, quando una richiesta di rimozione è fondata e quando, invece, il problema è strutturale e riguarda il posizionamento o l’esperienza offerta. In questo scenario, la reputazione online diventa una componente strategica della presenza digitale, non un semplice indicatore di gradimento.
Cosa significa oggi per un’azienda gestire correttamente le recensioni
Oggi le recensioni online sono una componente strutturale della reputazione digitale di un’azienda. Influenzano le decisioni di acquisto, la fiducia nel brand, la visibilità sui motori di ricerca e le performance sulle piattaforme di vendita.
Gestire correttamente le recensioni significa adottare un approccio di governance: monitoraggio costante, processi chiari di risposta, tracciabilità delle segnalazioni e capacità di dimostrare la buona fede in caso di contestazioni.
Cosa non fare mai con le recensioni online
- Acquistare pacchetti di recensioni, anche se apparentemente realistiche.
- Incentivare recensioni positive in cambio di sconti o omaggi non dichiarati.
- Creare profili fittizi per recensire la propria attività.
- Rispondere in modo aggressivo o difensivo alle recensioni negative.
- Ignorare sistematicamente feedback critici ma autentici.
Il contesto italiano ed europeo
In Italia, la gestione delle recensioni online rientra nelle pratiche commerciali scorrette ed è vigilata principalmente dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. A livello europeo, il tema si inserisce in un quadro più ampio di tutela del consumatore e trasparenza digitale.
Questo significa che anche aziende italiane che operano su piattaforme internazionali sono tenute a rispettare standard elevati di correttezza, indipendentemente dalla sede della piattaforma utilizzata.
Dalla gestione delle recensioni al Brand Reputation Monitoring Avanzato
In un contesto in cui le recensioni online incidono su visibilità, fiducia e decisioni d’acquisto, limitarsi a leggere e rispondere ai commenti non è più sufficiente. La reputazione digitale di un brand si costruisce e si deteriora attraverso molteplici segnali: recensioni su piattaforme diverse, menzioni implicite, contenuti generati dagli utenti, risultati sui motori di ricerca e, sempre più spesso, sintesi prodotte da sistemi di intelligenza artificiale.
È in questo scenario che si inserisce un approccio di Brand Reputation Monitoring Avanzato (BRMA), che non si limita a “contare stelle” o a intercettare recensioni negative, ma analizza nel tempo pattern, ricorrenze, anomalie e segnali deboli che possono indicare rischi reputazionali o opportunità di miglioramento.
Un monitoraggio avanzato consente di distinguere tra criticità isolate e problemi strutturali, tra rumore artificiale e feedback autentico, aiutando aziende e management a prendere decisioni informate su comunicazione, servizio, posizionamento e governance digitale. In questo modo la reputazione non viene gestita in emergenza, ma diventa una variabile controllata della strategia complessiva.
Conclusione
Le recensioni online sono tornate a essere un tema centrale per la competitività delle imprese. Non rappresentano solo un rischio legale, ma un elemento chiave della fiducia tra aziende e consumatori. Governarle in modo corretto significa proteggere il brand, evitare sanzioni e costruire nel tempo una reputazione solida e credibile.
Domande frequenti sulle recensioni false in Italia
Le recensioni false sono illegali in Italia?
Sì. Le recensioni false rientrano nelle pratiche commerciali scorrette e nella concorrenza sleale. Anche senza una legge specifica dedicata, il Codice del Consumo e le direttive europee consentono già di sanzionare aziende e soggetti che manipolano le recensioni online.
Cosa rischia un’azienda che acquista recensioni positive?
Un’azienda può incorrere in sanzioni amministrative elevate, obblighi di rettifica, rimozione delle recensioni e danni reputazionali duraturi. In alcuni casi le multe comminate dall’AGCM hanno raggiunto importi molto significativi.
Le piattaforme sono responsabili delle recensioni false?
Le piattaforme non sono automaticamente responsabili, ma hanno l’obbligo di intervenire quando vengono segnalate recensioni ingannevoli o pratiche scorrette. La mancata collaborazione può esporle a sanzioni o provvedimenti da parte delle autorità competenti.
Un’azienda può chiedere la rimozione di una recensione falsa?
Sì. Se un’azienda riesce a dimostrare che una recensione è falsa o non corrisponde a un’esperienza reale, può richiederne la rimozione attraverso le procedure delle piattaforme o, nei casi più gravi, rivolgendosi alle autorità competenti.
Come può un’azienda proteggersi dalle recensioni false?
Attraverso un monitoraggio costante della reputazione online, risposte tempestive e professionali, processi chiari di gestione dei feedback e una strategia di reputazione digitale che privilegi trasparenza e tracciabilità.
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