Affrontare il Messy Middle con la Demand Gen

Ti è mai capitato di aprire Gmail, YouTube o Discover e vedere un annuncio perfettamente coerente con qualcosa che avevi appena cercato o valutato?
Non una semplice ripetizione, ma un contenuto visivo che sembra inserirsi nel momento esatto in cui stai ancora decidendo.
Quello non è solo remarketing.
È molto probabilmente una campagna Demand Gen, l’evoluzione delle campagne Discovery di Google Ads, progettata per intercettare la domanda latente nei contesti più immersivi dell’ecosistema Google.
Demand Gen non è semplicemente “la risposta di Google ai Social”.
È uno strumento pensato per presidiare il Messy Middle, ovvero quella fase non lineare del processo decisionale in cui l’utente esplora, confronta e valuta alternative prima di convertire.
Come la Demand Gen presidia il Messy Middle
La Demand Gen lavora sulla fase di esplorazione e valutazione, non sulla domanda già consapevole.
A differenza delle campagne Search o Performance Max, non intercetta un bisogno espresso, ma contribuisce a formarlo.
Attraverso formati visivi immersivi su YouTube, Discover e Gmail, la campagna entra nei momenti di indecisione:
quando l’utente sta confrontando assicurazioni, valutando un divano letto o cercando ispirazione per una vacanza.
In questa fase, le decisioni non sono guidate solo da informazioni razionali, ma da stimoli visivi ripetuti, segnali di fiducia e memoria di marca.
La Demand Gen sfrutta proprio questi meccanismi per influenzare la fase di valutazione.
Nel contesto attuale, dove parte del confronto avviene anche attraverso risposte generate dall’intelligenza artificiale, la presenza visiva diventa ancora più strategica: rafforza la riconoscibilità del brand quando l’utente legge sintesi, comparazioni o recensioni aggregate.

Attribuzione e confronto con i Social
Storicamente, Google Ads ha privilegiato un modello di attribuzione orientato al clic, mentre le piattaforme social hanno valorizzato anche le visualizzazioni (post-view).
Questa differenza ha reso per anni complesso il confronto diretto tra performance Google e performance Meta o TikTok.
Nel contesto upper e mid funnel, dove l’obiettivo non è intercettare una domanda esplicita ma influenzare la fase di valutazione, limitarsi al solo clic rischia di sottostimare l’impatto reale della campagna.
Le campagne Demand Gen hanno introdotto finestre di attribuzione più flessibili, includendo conversioni post-view e modelli più vicini agli standard social.
Questo permette una lettura più coerente tra piattaforme, soprattutto quando si lavora su awareness qualificata e domanda latente.
Tuttavia la vera evoluzione non riguarda solo la finestra di attribuzione,
ma la qualità del modello di misurazione.
Data-driven attribution, importazione di conversioni offline, integrazione CRM e segnali di prima parte consentono di leggere il contributo reale della Demand Gen lungo il percorso decisionale.
In un ecosistema frammentato tra ricerca, social, marketplace e risposte AI, la misurazione non può più essere piattaforma-centrica.
Serve una visione cross-channel.
È qui che entrano in gioco modelli più avanzati come l’incrementality testing e il Marketing Mix Modeling.
Questi strumenti permettono di stimare quanto una campagna Demand Gen abbia effettivamente generato domanda aggiuntiva, distinguendola da conversioni che sarebbero avvenute comunque.
Il confronto corretto non è tra CPC e CPM ma tra contributi reali al processo decisionale.

Automazione guidata, non subita
Una delle evoluzioni più rilevanti delle campagne Demand Gen riguarda il rapporto tra automazione e controllo.
Pur rimanendo fortemente guidate dall’intelligenza artificiale di Google, oggi consentono una gestione più consapevole di audience, creatività e distribuzione.
Non si tratta più di accendere una campagna e lasciare fare all’algoritmo.
È possibile orientare l’AI attraverso segnali di pubblico, segmenti personalizzati, dati di prima parte e integrazioni CRM, migliorando la qualità dell’ottimizzazione.
L’automazione funziona quando viene alimentata da dati coerenti.
First-party data, Customer Match, importazione di conversioni offline e segnali comportamentali diventano leve decisive per rendere l’algoritmo più preciso nel trovare utenti in fase di esplorazione o valutazione.
Anche sul fronte creativo l’approccio è cambiato.
La Demand Gen valorizza asset visivi modulari ( immagini, video brevi, headline multiple) che l’AI combina dinamicamente in base al contesto e al pubblico.
La strategia non è più scegliere un singolo messaggio, ma progettare un sistema creativo adattivo.
Questo equilibrio tra automazione e controllo è fondamentale: l’AI ottimizza la distribuzione e apprende dai segnali, ma la direzione strategica resta umana.
È la qualità degli input ( pubblico, creatività, struttura del messaggio e misurazione) a determinare la qualità dell’output. Subire l’automazione significa delegare la strategia. Guidarla significa trasformarla in un vantaggio competitivo.
Demand Gen non è un’alternativa: è un’integrazione
In un ecosistema in cui il percorso decisionale è frammentato tra ricerca, marketplace, community, contenuti e risposte AI, Demand Gen rappresenta uno strumento strategico per influenzare la fase di esplorazione e valutazione.
Non sostituisce Search o Performance Max.
Non replica i Social.
Integra il sistema.
La vera domanda non è se attivare Demand Gen, ma come inserirla in un’infrastruttura coerente in cui contenuti, SEO, performance marketing e misurazione lavorano insieme per presidiare il Messy Middle.
La tua strategia sta già progettando la domanda, o si limita a intercettarla?
Domande frequenti sulle campagne Demand Gen
Cos’è una campagna Demand Gen su Google Ads?
Demand Gen è un tipo di campagna Google Ads progettata per generare domanda latente nei contesti visivi di YouTube, Discover e Gmail. Non intercetta una ricerca esplicita, ma lavora sulla fase di esplorazione e valutazione del percorso decisionale.
Qual è la differenza tra Demand Gen e Performance Max?
La Demand Gen presidia principalmente la fase di esplorazione con formati visivi immersivi, mentre Performance Max lavora su tutto il funnel ottimizzando in modo trasversale i canali Google. Demand Gen è più focalizzata sulla creazione della domanda, PMax sulla massimizzazione delle conversioni.
Demand Gen è solo remarketing?
No, Demand Gen non è solo remarketing. Può includere segmenti di pubblico simili, segnali di prima parte e audience personalizzate per intercettare utenti in fase di esplorazione, anche se non hanno ancora visitato il sito.
Come si integra Demand Gen nel Messy Middle?
Demand Gen presidia la fase di valutazione del Messy Middle attraverso stimoli visivi ripetuti e contenuti ad alto impatto. Rafforza memoria e percezione del brand mentre l’utente confronta alternative.
Come vengono attribuite le conversioni nelle campagne Demand Gen?
Le campagne Demand Gen includono modelli di attribuzione che considerano sia clic sia visualizzazioni, con finestre post-view e post-click. Questo consente un confronto più coerente con le piattaforme social.
Demand Gen funziona in un contesto cookieless?
Sì, Demand Gen può funzionare anche in un contesto con minore disponibilità di cookie di terza parte, sfruttando segnali di prima parte, Customer Match e dati CRM integrati.
Quali asset creativi sono più efficaci per Demand Gen?
Le campagne Demand Gen valorizzano immagini ad alto impatto, video brevi e headline modulari. L’AI combina dinamicamente gli asset in base al pubblico e al contesto per massimizzare rilevanza e performance.
Demand Gen può sostituire i Social Ads?
No, Demand Gen non sostituisce i Social Ads. È uno strumento complementare che presidia i touchpoint Google con logiche più orientate alla domanda latente e all’integrazione con Search e Performance Max.
Come misurare l’efficacia di Demand Gen?
L’efficacia si misura integrando dati di piattaforma con CRM, import conversioni offline e modelli data-driven o Marketing Mix Modeling, per valutare il contributo reale nel percorso decisionale.
Quando ha senso attivare una campagna Demand Gen?
Demand Gen è indicata quando il brand vuole presidiare la fase di esplorazione, rafforzare awareness qualificata e influenzare la valutazione prima della conversione, soprattutto in mercati competitivi.
Fonti e riferimenti
Google Ads Help – About Demand Gen Campaigns
Documentazione ufficiale Google sulle campagne Demand Gen,
posizionamenti (YouTube, Discover, Gmail) e funzionalità di targeting.
Think with Google – The Messy Middle
Studio di Google sul comportamento decisionale non lineare
e sui bias cognitivi che influenzano la fase di esplorazione e valutazione.
Google Marketing Platform – Attribution & Measurement
Approfondimento sui modelli di attribuzione data-driven,
conversioni post-view e integrazione con BigQuery e CRM.
Google Search Central – AI & Search
Documentazione su funzionamento della ricerca,
sistemi generativi e integrazione tra contenuti e AI Overview.
Meta for Business – Attribution Comparison
Linee guida sull’attribuzione nelle piattaforme social,
utili per comprendere le differenze con Google Ads.
HT&T Consulting – Osservatorio AI
Analisi proprietaria sull’impatto delle risposte AI
nei percorsi decisionali e sulla visibilità algoritmica dei brand.
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